Il grammofono

 

Purtroppo siamo rimasti in pochi a ricordare il fascino misterioso racchiuso in una valigetta di legno ricoperta di pelle, o di altra sostanza artificiale, che non era plastica! Erano quasi tutte uguali, tranne le primissime costituite da una cassetta di legno nudo, al massimo trattato con coppale, che sosteneva un piatto girevole e una tromba tipo l’etichetta della Voce del Padrone“, casa produttrice di dischi.

Stiamo parlando del vecchio grammofono (dal greco gramma = parola e fono = suono): la scoperta di questo congegno la si deve a Thomas Edison che oltre alla lampadina a incandescenza scoprì anche come fissare le parole dettate davanti ad una tromba su un rullo di bachelite.

grammofono

Un motore a molla, di geniale fattura, era concepito in modo che la velocità risultasse costante e precisa. Sul piatto si poneva il disco di vinile inciso e una puntina di acciaio (successivamente, negli anni 49/50 si usavano puntine di zaffiro) immersa nel solco del disco ne seguiva le anse armoniche ed emetteva vibrazioni che venivano convogliate attraverso una membrana di metallo leggerissimo e finissimo, di solito alluminio e in alcuni casi speciali anche di argento, in un tubo che si espandeva, tipo tromba, per amplificarne il suono. Era un suono gracchiante che all’epoca non veniva confrontato con sistemi migliori per cui non se ne avvertiva la scarsissima qualità. Scarsa qualità, ma un fascino eccezionale, che gli apparati moderni sono ben lungi di avere!

Ricordo fra tante altre emozioni, l’odore di pelle che il grammofono emanava. Quando si apriva la valigetta la prima cosa che si avvertiva era l’odore della pelle, l’odore del grammofono!

 

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